Denominazione
Museo della Moda
Regione
Campania
Distretto produttivo
Seterie e confezioni di capi di abbigliamento in tessuto
Indirizzo
Piazzetta Mondragone, 18
80132, Napoli
Contatti
081 4976104
segreteria@museodellamodanapoli.com
Storia
La Duchessa Elena Aldobrandini, moglie di Antonio Carafa principe di Stigliano e duca di Mondragone, fonda nel 1655 il “Ritiro per Matrone Vergini e Oblate”, ospitando al suo interno donne della nobiltà cadute in miseria, posizionato inizialmente nella proprietà alle Mortelle. Soppresso nel 1808 da Giuseppe Bonaparte, fu ripristinato dalla monarchia sabauda con il nome di Real Istituto di Mondragone, mutandone la natura soprattutto secondo una funzione di educazione, mantenendo nelle differenti trasformazioni tale nucleo formativo, soprattutto legato al tessuto e al ricamo. Nel 1993, l’istituto comincia ad ospitare alcune collezioni, fino a diventare nel 2003 Polo della Moda della Regione Campania. Nello stesso anno, viene aperto al pubblico con il nome di il Museo del Tessile e dell’Abbigliamento “Elena Aldobrandini”.
L'edificio
L’intero complesso si articola in un palazzo di 3 piani, Palazzo Mondragone, una chiesa seicentesca, Chiesa di. Maria delle Grazie, e alcuni locali, per un totale di circa 3000 mq. Gli spazi espositivi occupano il palazzo, mentre negli altri locali e nel cortile interno si promuovono attività culturali e artistiche di ogni genere: dalla danza agli spettacoli teatrali, dai concerti ad attività di volontariato e di beneficenza.
La collezione
La collezione del Museo della Moda offre un ampio panorama della cultura vestimentaria partenopea e internazionale, presentando abiti e accessori dal Settecento a oggi grazie a numerose donazioni e acquisizioni. Il museo conserva ed espone le collezioni permanenti di Fausto Sarli e Livio De Simone, insieme a capi di Nino Lettieri e Alessio Visone, oltre a preziosi tessuti e accessori provenienti da importanti famiglie aristocratiche e borghesi napoletane. Tra i nuclei principali figurano i tessuti d’arredamento della manifattura di San Leucio (1850–1950), la donazione di abiti appartenuti alla famiglia Rocco, principi Torrepadula, e manufatti tessili ottocenteschi e primo-novecenteschi di antiche casate locali.
L’allestimento si sviluppa su due livelli: al primo piano un percorso cronologico ricostruisce l’evoluzione della moda attraverso le trasformazioni socio-culturali che hanno segnato la storia del vestire, dal Verdugale al Guardinfante, dalla Crinolina alla Tournure, fino alle forme più libere del XX secolo. La sala dell’anfiteatro presenta una selezione corale di abiti dagli anni Quaranta agli anni Novanta del Novecento, mettendo in scena le sartorie che hanno contribuito alla fama dell’eleganza napoletana, tra cui Di Finizio, Buccafusco e Fausto Sarli. Il percorso affronta anche la stagione della Belle Époque e il passaggio dalla bottega ai grandi magazzini, con riferimenti alle “bon marché” ottocentesche, alla Rinascente e ai Grandi Magazzini Italiani fondati dai fratelli Mele nel 1889 a Napoli, a testimonianza di un cambiamento culturale in cui l’intrattenimento diventa sempre più centrale.
Il secondo piano è organizzato in sale tematiche: la Sala dei Bottoni, con la collezione donata da Amalia Pupa Sicca, gli storici tessuti di San Leucio, la Collezione Mediterraneo di Livio De Simone e gli abiti di Fausto Sarli. Completa il percorso una sezione dedicata alla guanteria, che illustra in venti passaggi le tecniche tradizionali di realizzazione dei guanti e presenta numerosi prototipi.