Denominazione
Museo nazionale d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata Palazzo Lanfranchi
Regione
Basilicata
Distretto produttivo
museo d'arte medievale e moderna della Basilicata
Indirizzo
Piazza G. Pascoli, 1
Contatti
0835 310058
mn-mt@beniculturali.it
Storia
Palazzo Lanfranchi rappresenta una delle testimonianze architettoniche e culturali più significative di Matera e costituisce una importante espressione dell’architettura del Seicento in città. La sua costruzione ebbe inizio nel 1668 per volontà del vescovo Vincenzo Lanfranchi, che destinò l’edificio a seminario, in piena adesione ai dettami del Concilio di Trento, in un momento storico in cui la Chiesa promuoveva una profonda riorganizzazione degli spazi della formazione religiosa e del sapere. Il progetto fu affidato al frate Francesco da Copertino, che portò a compimento il complesso nel 1672, integrando nel nuovo impianto architettonico strutture preesistenti. Questi innesti, ancora oggi leggibili, contribuiscono a definire la forte identità scenografica della facciata e testimoniano la stratificazione storica del sito, elemento distintivo del tessuto urbano materano.Dopo aver svolto nel tempo diverse funzioni, il palazzo è oggi sede del Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata, inaugurato il 6 maggio 2003 al termine di un importante intervento di restauro. Insieme al Museo Ridola, Palazzo Lanfranchi costituisce una delle sedi del Museo Nazionale di Matera, configurandosi come polo centrale per la conservazione, lo studio e la valorizzazione del patrimonio artistico regionale.Il museo nasce anche come esito e sintesi del lungo lavoro svolto dalla Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici, che aveva sede nel palazzo dal 1979. Il progetto museale non si limita alla funzione espositiva, ma si fonda su un’idea di museo come organismo vivo e dinamico: luogo di ricerca, spazio di incontro e di confronto, casa comune aperta alla comunità e profondamente integrata nel contesto sociale e culturale del territorio.
Collezione
Il percorso museale si articola in dodici sale al primo piano del palazzo e nella Sala Levi al piano terra, che ospita in esposizione permanente Lucania ’61, il monumentale dipinto realizzato da Carlo Levi in occasione della Mostra delle Regioni allestita a Torino nel 1961 per il centenario dell’Unità d’Italia. L’opera rappresenta una potente sintesi visiva e simbolica della Basilicata, restituendone paesaggi, volti e condizioni sociali attraverso lo sguardo lucido e partecipe dell’artista.
La collezione del museo è organizzata in tre grandi sezioni tematiche.
La sezione Arte del Territorio offre una lettura articolata del percorso culturale e artistico della Basilicata dal Medioevo al Settecento. Vi sono esposti affreschi provenienti da chiese rupestri di Matera e dell’altopiano murgico, sculture lignee e lapidee, dipinti su tela e su tavola, oltre a raffinati manufatti in scagliola e cartapesta. Si tratta in larga parte di opere provenienti da chiese e conventi della regione che hanno perso la loro collocazione originaria o sono in attesa di essere ricollocate, e che trovano nel museo una nuova possibilità di lettura, tutela e valorizzazione.
Le sale dedicate al Collezionismo accolgono una selezione di dipinti della Collezione Camillo d’Errico di Palazzo San Gervasio, una delle raccolte più importanti dell’Italia meridionale. Le opere esposte consentono una lettura approfondita della cultura figurativa napoletana tra Sei e Settecento, attraverso capolavori di grandi maestri che testimoniano il ruolo centrale di Napoli come fulcro artistico e culturale del Mezzogiorno.
La sezione Arte Contemporanea è dedicata principalmente alle opere di Carlo Levi, figura di primo piano del panorama culturale del Novecento italiano, selezionate tra le oltre duecento affidate in comodato al museo dalla Fondazione Carlo Levi di Roma, secondo la volontà testamentaria dell’artista. Accanto a queste, trovano spazio le opere dell’artista materano Luigi Guerricchio, attento interprete delle tradizioni, delle trasformazioni sociali e degli orientamenti culturali della Basilicata nel secondo Novecento, con lavori concessi in comodato dagli eredi.